Test a confronto: analizzando i cambiamenti per prevedere il futuro

Nuovo anno, nuovo decennio, nuovi buoni propositi da infrangere. Quale modo migliore di iniziare l’anno nuovo che con una retrospettiva sui test degli anni passati?
Scherzi a parte, data la conferma che il test si farà anche nel 2020, ma la possibilità che ci siano cambiamenti nella sua struttura (se non sai di cosa si parli potrebbe interessarti qui) abbiamo pensato di fare qualche riflessione sui dati usciti dai due test passati.

Per prima cosa, parliamo di numeri:

nel 2018 si sono registrate 67005 domande di partecipazione, con 59743 partecipazioni effettive ed infine 40447 candidati idonei in graduatoria.

L’anno successivo tutti i valori aumentano a 68694 iscrizioni, 60776 partecipanti e 42745 idoneità. 1033 partecipanti in più che si concretizzano in quasi 2300 candidati idonei extra a contendersi i posti in graduatoria. Se però andiamo a guardare come varia il punteggio minimo nazionale ecco che questo passa da 44,8 al 41,4 del 2019.

Come si spiega ciò? La spiegazione più probabile risiede nei 1789 posti aggiunti fra un test ed il successivo, che hanno mitigato i candidati in surplus.

Tuttavia è bene ricordare, che anche il livello di difficoltà del test influisce sul punteggio minimo, abbassandolo man mano che cresce.

Se questo trend dovesse mantenersi anche nell’anno appena iniziato, ma soprattutto se i 15000 posti promessi da Manfredi dovessero effettivamente esser messi a disposizione, ecco che il punteggio potrebbe abbassarsi ancora, nonostante un eventuale aumento dei candidati al concorso.

Se questo è vero per quanto riguarda il punteggio minimo nazionale (ovvero quello che serve per entrare in una delle molte sedi), quello sulle singole sedi invece avrebbe un andamento discontinuo.

Infatti molte sedi seguono l’andamento nazionale, ma alcune fra le sedi a punteggio più alto hanno visto un’ulteriore crescita (piuttosto lieve) dei punti necessari ad accedervi.

Come interpretare i movimenti dei punteggi minimi?

L’avvicinarsi di questi ai punteggi medi (rispettivamente 35,67 nel 2018 e 35,23 nel 2019) accende la contesa, per ciascuna sede, a più candidati; piccole variazioni di punteggio sono perciò sempre più associate, a grandi variazioni di posizione in graduatoria.

Dove si sentirà sopratutto questo fenomeno?

Ovviamente nelle sedi a maggior richieste. Stando alle graduatorie anonime, Roma vince il primato di sede più contesa, con 4109 candidature nel 2018 e 6583 nell’edizione successiva. Seguono poi Milano (3902 nel 2018; 5235 nel 2019), Napoli (2739 e 4211), Bologna (2386 e 3450) Torino (2082 e 2834), Bari (1732 e 2860) e Padova (2072 e 2817).

Fanalini di coda sono invece Udine (412 e 503), Insubria (358 e 586), Siena (475 e 619) e Piemonte orientale (387 e 628).

Prima di proseguire voglio ricordare che le richieste per una singola sede non sono sinonimo di qualità dell’insegnamento né di prestigio o altro, ma spesso è conseguenza della grandezza della città, densità di popolazione nei dintorni della sede (il solo comune di Roma vanta 2 879 728 abitanti; tutto il Friuli-Venezia Giulia 1 215 220) o collegamento della sede con la rete di mezzi pubblici (non a caso le prime tre sedi sono Roma Milano e Napoli, collegate dall’A1 e collocate nella rete di alta velocità di Trenitalia).

La variazione delle richieste nelle sedi si muove proporzionalmente al numero di idonei in graudatoria, quindi possiamo dire che le sedi più gettonate lo sono ogni anno in rapporto quasi costante.

C’è da dire che molte di queste sedi hanno una rilevanza strategica in sede di compilazione delle sedi di concorso, in quanto ricche di posti disponibili: Roma Sapienza (tutti i poli) più Tor Vergata arrivano a 1205, Napoli Federico II 507, che possono aumentare considerando gli altri 500 dell’università della Campania “Vanvitelli” che presenta un polo nella stessa città.

Fa eccezione Milano (che infatti ha sempre punteggio minimo molto alto), sopratutto la Bicocca che offre 133 posti a fronte delle 2043 domande nel 2019.

Richieste di partecipazione per sede 2018 e 2019

In conclusione, se davvero dall’anno prossimo dovessimo avere quasi 3500 posti in più, come ci possiamo aspettare che varino questi dati?

La risposta è che dipenderà da come i posti saranno spartiti: per ogni sede che vedrà assegnarsi nuovi posti, avremo un probabile abbassamento del punteggio minimo, che sarà tanto più significativo, tanto più sarà ricco l’aumento.

L’effetto inoltre sarà tanto rilevante sulla graduatoria, tanto saranno maggiori i premi per le sedi più richieste dagli studenti, ma occhio anche al fenomeno opposto. La sede di Ferrara per esempio ha visto in un solo anno, raddoppiare le richieste (da poco più di 600 a 1200), a fronte di un aumento di 417 posti, con una caduta di più di tre punti sul punteggio minimo (47,7 nel 2018, 44,1 nel 2019).

Che questo fenomeno possa ripetersi? Per poterlo ipotizzare dobbiamo aspettare (come sempre) l’uscita del bando ministeriale.

Fino ad allora, continuate a seguirci su tutti i nostri canali!

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