Il sistema scheletrico, in schemi e disegni

Al MIUR piacciono tanto le ossa.

Le apprezza a tal punto da investirci due domande nelle ultime due edizioni del test: non potevamo quindi non creare una dispensa apposita, così da trasformare una domanda saltata in un succoso punto e mezzo.

Iniziamo dalle basi: le ossa sono le componenti solide di quel che è lo scheletro animale e sono esclusive dei vertebrati. Sono costituite da tessuto osseo, che viene classificato come connettivo di sostegno, dunque composto di due porzioni; le cellule e la matrice, a sua volta fatta di due componenti: inorganica ed organica.

Cellule del tessuto osseo

 

  • Osteoblasti: Se facessimo una metafora edilizia, queste cellule sarebbero i muratori. Sono direttamente responsabili della deposizione della matrice e coinvolti nel processo di ossificazione.
  • Osteociti: Proseguendo la metafora edilizia queste cellule sarebbero persone murate vive. Storie di Allan Poe a parte, gli osteociti sono effettivamente osteoblasti rimasti all’interno della matrice calcificata. La loro funzione è quella di manutenere la matrice ossea e, in caso la matrice che li avvolge venisse rotta riattivarsi come osteoblasti e depositarne di nuova. Non perdono mei il contatto con i loro corrispettivi di superficie, tramite lunghi prolungamenti citoplasmatici.
  • Osteoclasti: Nella nostra metafora loro sono la squadra di demolizione. Sono grandi elementi sinciziali, polinucleati, la cui funzione è quella di distruggere l’osso per rimaneggiarlo/ mobilitare il calcio che lo compone.

Matrice ossea

 

  • Componente inorganica: Responsabile delle caratteristiche di resistenza e durezza del tessuto, è costituita prevalentemente da un minerale chiamato idrossiapatite (Ca5(PO4)3OH), composto da fosfato di calcio. Le altre componenti minori sono carbonato di calcio, fosfato di magnesio ed altri composti sotto l’1%.
  • Componente organica: Costituita da una componente fibrosa ed una amorfa a base di proteoglicani (molto molto esigua). L’elemento più abbondante è il collageno di tipo I, accompagnato da tutta una serie di proteine che ai fini del test ci sentiamo di tralasciare.

Le due tipologie di osso

Il tessuto osseo, a sua volta, si può trovare in due forme distinte:

  1. Tessuto osseo compatto: Si trova, di solito, esternamente alle ossa. È costituito da gruppi di lamelle concentriche al cui centro c’è un vaso sanguigno, gli osteoni. Questi si dispongono uno accanto all’altro e conferisceono all’osso resistenza e solidità.
  2. Tessuto osseo spugnoso: Localizzato tipicamente dentro le ossa (ex epifisi delle ossa lunghe), qui le lamelle si dispongono parallelamente, andando a orientarsi in tutte le direzioni e dando all’osso un’aspetto poroso. La funzione è quella di alleggerire la struttura, oltre che ospitare il tessuto emopoietico, da cui derivano le cellule del sangue.

Bene, adesso sapete gli elementi che fanno le ossa, quindi procediamo vedendo le varie forme che assumono all’interno del nostro corpo. Principalmente ci sono tre tipologie di ossa:

Ossa lunghe: Sarà banale, ma le ossa lunghe sono quelle… lunghe ovvero con una dimensione, la lunghezza, preponderante rispetto alle altre due. Esempi per questa categoria sono le falangi, il femore, l’omero, la tibia, la fibula (o perone), il radio e l’ulna. Si possono dividere in tre parti: Una epifisi prossimale (ovvero il capo osseo più vicino alla testa), una distale (quindi più lontano) ed una porzione in mezzo chiamata diafisi.

Ossa brevi: Nessuna delle tre dimensioni prevale sulle altre. Sono in genere piccole e localizzate su carpo e tarso oltre, naturalmente, alle vertebre.

Ossa piatte: Hanno due dimensioni decisamente preponderanti sulla terza, ne sono esempi lo sterno, la scapola, le varie ossa del cranio e del bacino.

A questa classificazione sfuggono però alcune eccezioni, come le ossa chiamate sesamoidi ,ovvero circondate da un tendine, il cui caso più illustre è la rotula o la clavicola, che ricorda come forma le ossa lunghe, ma possiede caratteristiche di ossificazione tipiche di un osso piatto.

Come si compone lo scheletro

Per concludere questa nostra breve dispensa vediamo a grandi linee come si compone lo scheletro:

Testa: Descrivere l’esatta articolazione di tutte le ossa che compongono il cranio è oltremodo lungo, complesso e forse eccessivo per il test di medicina.
Grossomodo è sufficiente capire dove sono posizionate le ossa, per cui ricordate che la vostra fronte corrisponde ad un osso chiamato frontale che sta al davanti di due ossa che chiudono lateralmente e superiormente il cranio, chiamate parietali. Al di sotto di queste, nella zona che corrisponde alle tempie fino circa all’attaccatura delle orecchie ci sono le ossa temporali e tutta questa struttura viene chiusa dietro ed alla base dalle ossa occipitale, sfenoide ed in piccolissima parte etmoide.

La nostra faccia è composta soprattutto dall’osso mascellare, che è unito superiormente con il frontale, lateralmente con le ossa temporali inferiormente con le ossa palatine.
Infine, particolare rilevanza la ricopre la mandibola che è dotata di una delle poche articolazioni mobili del cranio: l’articolazione temporo-mandibolare. Il cranio è unito alla colonna vertebrale tramite la prima vertebra (chiamata atlante) che si articola con l’osso occipitale.

 

Tronco: le vertebre si articolano fra loro formando il rachide o colonna vertebrale.
Queste si dividono in 7 cervicali, seguite dalle 12 del tratto toracico che si articolano con le 12 paia di coste. Seguono poi 5 lombari, l’osso sacro ed il coccige.

Le coste formeranno la cassa toracica unendosi direttamente allo sterno (vere) o unendosi alle cartilagini delle coste soprastanti (false). Infine possono anche non giungerci affatto (ultime 2 paia di coste dette fluttuanti). Nella regione lombare c’è l’articolazione fra osso sacro e il bacino, composto da 3 ossa fuse: ileo, ischio e pube.

 

Arto superiore: Articolato con il tronco mediante il cingolo scapolare, composto da scapola, clavicola ed epifisi prossimale dell’omero. Quest’ultimo  costituisce l’unico osso del braccio e va a porsi in contatto tramite la propria epifisi distale con le epifisi prossimali di radio ed ulna in corrispondenza del gomito.

Queste si estendono poi per tutto l’avambraccio fino a giungere al polso, dove vanno a comporre un’articolazione piuttosto complessa con le ossa della fila prossimale del carpo (scafoide, semilunare, piramidale pisiforme).
Infine queste aderiscono alla fila distale (trapezio, trapezoidale, capitato, uncinato) che si articola con le ossa metacarpali che si articolano con le falangi che al mercato mio padre comprò (sigh).

 

Arto inferiore: Si unisce al tronco mediante il cingolo pelvico, composto dal bacino (in particolare una fossa detta acetabolo) e l’epifisi prossimale del femore. Da qui l’osso prosegue fino al ginocchio, dove mediante l’epifisi distale (divisa in due condili) si articola sia con l’epifisi prossimale della tibia (inferiormente) che con la patella (anteriormente).

Arrivati nella gamba, la fibula si articola alla tibia lateralmente con la propria epifisi prossimale ed assieme proseguono fino alla caviglia dove si connettono al tarso tramite l’articolazione con l’astragalo (o talo).
A questo punto, l’arto superiore termina in maniera analoga all’arto superiore, con la differenza che le ossa lunghe ,che costituiscono la maggior parte del piede, prendono il nome di metatarsali.

Tutto chiaro?

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