Com’è il primo giorno a Medicina? | Diario di bordo #2

8 ottobre 2018: sveglia prima dell’alba per riuscire a prendere il primo treno del giorno verso Napoli, il treno delle 06.26.

Ma probabilmente non li ho proprio chiusi gli occhi. Adrenalina nel sangue e zaino sulle spalle, lascio casa mia tutta buia e inizio a camminare verso la stazione della circumvesuviana. Vox Populi dei Thirty Seconds to Mars mi riempie le orecchie e il cervello, i miei piedi si muovono a ritmo della batteria, lo stesso ritmo che avevo in testa il giorno del test d’ingresso.

È ancora tutto buio fuori e nessuno gira ancora in strada, mi metto a cantare mentre cammino.

This is a call to arms, gather soldiers, time to go to war.

Dopo 50 minuti di circumvesuviana e 25 di metro, arrivo al Secondo Policlinico di Napoli, sede della facoltà di medicina della Federico II. Studenti che camminano come forsennati lungo il perimetro di un prato immenso, libri e appunti stretti al petto.

Marciapiedi ingabbiati tra file parallele di alberi appena potati. Edifici biancastri, attempati ma con un che di poetico, sembrano piccoli grattacieli con le finestre piccoline contornate da infissi blu a vista e i corridoi bassi. Fa freddino. Mi sento a casa mia.

Le matricole dispari seguiranno le lezioni di tutto il primo anno nell’aula grande dell’edificio 5. Non conosco ancora nessuno, ma già mi sento in famiglia: so che tutti questi sorrisi attorno al mio non sono scontati.

Sono frutto di determinazione e sudore.

Questo posto a sedere nell’aula grande dell’edificio 5 del policlinico lo abbiamo sognato la notte, chi per qualche mese dopo la maturità, chi per un anno angosciante passato in un’altra facoltà come me, chi per più anni a fare altro, a seguire il piano B. Bhe, niente piano B adesso, non ci serve più. O forse non ci è mai servito.

Il prof De Vendittis ci dà il benvenuto in facoltà e inizia la prima lezione di chimica. Duecento matricole in aula ascoltano attentamente ogni parola, ciascuna di vitale importanza per noi. Oro colato, nonostante la lezione verta su argomenti basilari. Ma qui è tutto speciale, ogni parola, ogni tratto di penna sul quaderno nuovo, ogni sguardo incrociato. Ogni parola scambiata con un nuovo potenziale amico ha sapore di empatia, ha sapore di ce l’abbiamo fatta.

Scarabocchio sul mio quaderno con la copertina verde acqua: abbozzo il disegno di un occhio e scrivo i versi di qualche canzone che mi gira per la testa.

Mi sento aliena a questa realtà nuova, la voce di De Vendittis sembra provenire da un altoparlante, sento di stare osservando il mio corpo dall’alto, il mio corpo seduto su quella sedia nell’aula grande dell’edificio 5.

Non sono convinta di essere davvero qui.

È tutto vero però, e me lo ripeto in continuazione. Ce l’hai fatta, sei davvero qui, il tuo nome è sull’elenco delle matricole dispari, hai iniziato il tuo primo anno di medicina. Ad ogni recita di questo mantra eterno sento un vuoto allo stomaco, come quando inizi la discesa più ripida sulle montagne russe.

E ad ogni salto realizzo che forse è vero, che quel test maledetto l’ho superato e sono entrata nella mia prima scelta, che ho vinto la scommessa col passato.

E oggi è il mio primo giorno, è il primo di tutti i primi giorni della mia vita.

Claudia e Anna sono sedute vicino a me, e a fine lezione ci ritroviamo a dover prendere tutte la metro. Facciamo lo stesso percorso di questa mattina, a ritroso, tra le file parallele di alberelli e gli edifici stregati. Parliamo di quanto sia stato entusiasmante il primo giorno, ci sentiamo subito accomunate dallo stesso senso di appartenenza per quel posto che diventerà presto la nostra seconda casa.

Dopo circa due ore di metro e circumvesuviana sono a casa mia. Mamma mi apre la porta, mi abbraccia, mi chiede com’è andata. E io le dico che sono felice. Sono proprio felice.

Sara Di Martino, tutor Pro-Med team Napoli.

A presto,

Pro-Med Family

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Pro-Med è una community lanciata e gestita da studenti universitari che si occupa di dare supporto a tutti coloro che vogliono studiare e lavorare nell’ambito medico sanitario. “Circondati di persone, non di libri” è quello in cui crediamo di più: avere delle persone su cui fare affidamento nei momenti difficili della preparazione per il test è cruciale. Nei nostri Corsi di preparazione l’ambiente che vogliamo si respiri è di familiarità, tranquillità, condivisione: sappiamo di cosa hai bisogno, perchè dal percorso che stai percorrendo ci siamo passati anche noi.

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